mercoledì 19 luglio 2017

Mauro Tomasi: “Sono solo un maratoneta in carrozzina”


Il mondo dello sport è affascinante, riabilitativo, bizzarro, straordinario; lo sport ti rimette al mondo ogni volta con nuove modalità, felicemente e resilientemente, sono tante le persone che attraverso lo sport si sentono vivi o tornano a vivere come succede per tanti ex fumatori, ex obesi, e anche molte persone con disabilità o a seguito di incidenti tragici. Grazie alla mia amica ultrarunner Sonia Lutterotti ho avuto notizia delle imprese di Mauro Tomasi che è stato gentilissimo e disponibilissimo a raccontare la sua passione, le sue imprese attraverso risposte a un mio questionario che riporto di seguito.

Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita? “Dipende da come si interpreta la parola, io non mi ritengo un campione da podio non sarò mai competitivo con altri, sono solo io al mondo a fare sport maratone nella mia condizione fisica. Potrei essere un campione se fossi visto come un esempio per persone che credono anche loro di riuscire a fare, se ce l’ho fatta io possono farcela anche loro, ma questo non posso dirlo io. Io sono solo uno che fa, che si mette in gioco e perlomeno ci prova. Ho completato più di 50 maratone e anch’ io alla maratona di Roma 2017 ho ottenuto il titolo di campione italiano di maratona in carrozzina nella categoria T51, i titoli e i risultati servono, ma servono più per dare credibilità e visibilità a quello che si fa. Se hai degli obiettivi raggiunti puoi parlare e puoi aiutare, altrimenti chi ti ascolta? Se non sei riuscito ad ottenere nulla!! Ormai la gente è stufa di parole...solo i fatti contano.”.

Un grande Mauro Tomasi, un esempio per tutti, uno che fa fatti, passa all’azione, non aspetta, non temporeggia, uno che vuole davvero vivere ogni momento, ogni minuto sperimentando il più possibile, uscendo sempre più fuori dalla zona di confort, perché è fuori che si vive davvero.

Qual è stato il tuo percorso per diventare un Atleta? “Il mio percorso per diventare atleta dopo l’incidente, nella disabilità è stato un mio benessere personale. Questo è successo dopo il mio trasferimento a Riva del Garda nel 2010, li ho cominciato ad uscire in carrozzina normale, ad Ala uscivo solo in elettrica. Ala è tutta in salita e pavimentata a ciottoli dove abitavo io. Ho cominciato a Riva del Garda e fare un po’ di km aumentando sempre di più arrivando anche a 50 km e 8 ore di movimento. Più facevo, mi accorgevo che stavo meglio fisicamente e mentalmente. Poi ho capito il perché: perché come si sa con il movimento (estremo) si creano le endorfine, che sono un analgesico un antidolorifico naturale molto potente, infatti più facevo e più mi accorgevo che con il movimento stavo meglio, con il movimento sono riuscito a togliere completamente gli antidolorifici. Visto che riuscivo ormai a fare 50 km e stare nei tempi di una maratona, ho deciso di iscrivermi alla mia prima maratona: la International Lake Garda Marathon di 42 km del 12 ottobre 2012, da lì poi ho continuato e continuo tuttora.”

A volte è importante prendere le redini della propria vita, prendere decisioni anche importanti di cambiamento di vita o di stile di vita, comprendere quello che è meglio per noi e passare all’azione.

Quali sono i fattori che contribuiscono al tuo benessere o alla tua performance? “I fattori che contribuiscono al mio benessere sono miei interni, quindi durante una gara mi creo degli stati d’animo positivi, parto entusiasta e do sempre il mio massimo, ormai questo stato riesco a crearlo facilmente, il mio corpo sa, non devo pensare, lui sa, io devo solo partire. Nella performance invece dipende molto dal percorso e situazioni meteorologi (acqua, vento) lo stesso percorso in condizioni meteorologiche diverse per me cambia completamente. Quindi ogni gara è a se, nella performance.”

E’ importante l’approccio positivo, fidarsi di se stesso, e poi tutto sta a iniziare, il resto viene da sé.

Nello sport chi contribuisce al tuo benessere o alla tua performance? “Nello sport il mio benessere è dato dal mio movimento estremo che mi crea le endorfine, infatti io vado meglio dopo 3 ore e a volte anche dopo, il mio massimo lo do lì, a fine gara poi sto sempre bene, non ricordo di ricordare dolore all’arrivo, stanco sì, ma dolorante no. La performance dipende molto dai percorsi che trovo, se sono in salita o in discesa e dalle condizioni meteorologiche che trovo. Per il resto contribuisco solo io a gestirmi le risorse e le energie necessarie per arrivare alla fine.”

E’ una sorta di auto carica, più mi metto in gioco e più sto bene per quello che sperimento, per quello che provo, per quello che sento, per quello che riesco a fare e più voglio fare, un circolo vizioso positivo di benessere e performance.

Qual è stata la gara dove hai dato il meglio di te o dove hai sperimentato le emozioni più belle? “In tutte io ho dato il meglio e il massimo di me, io arrivo quasi sempre nelle 6 ore che è il tempo massimo, quindi non posso mai rilassarmi. Le emozioni più belle comunque le ho avute alla Maratona di New York, a Barcellona e Valencia.”

Quale è stata la tua gara più difficile? “La gara più difficile è stata sicuramente la Maratona di Roma 2015, pioveva ho preso acqua dalle 5:30 alle 12, cioè prima e durante la gara e in più ho forato 2 volte, alla seconda foratura ho fatto gli ultimi 3 km con la ruota di sinistra bucata, ma la ho conclusa ugualmente sotto il tempo massimo delle 7 ore. La ho intitolata la13^ fatica di Ercole…sul mio sito c’è il racconto dettagliato.”

Davvero un grande Mauro, bellissimi i suoi racconti e i suoi aneddoti, bizzarri e impensabili, una buona compagnia per chi ha un periodo buio di stress o di tristezza, bisognerebbe frequentarlo.

Qual è una tua esperienza che ti possa dare la convinzione che ce la puoi fare? “Non mi sono mai ritirato da nessuna gara, fino ad ora e ne ho fatte più di 50. Una volta in una scuola un ragazzo mi fece questa domanda che è simile: “visto che ha trovato pioggia, e molto vento perché non si è ritirato? “Ho risposto cosi: “I vincenti non mollano mai, i perdenti mollano sempre”. Spero che questa mia affermazione se la ricordi in futuro e “la usi” se dovesse averne di bisogno. Anch’io a volte ho bisogno…e penso a questo e vado avanti, avanti e avanti. Vietato fermarsi.”

E’ nelle difficoltà che esce fuori il carattere, che la persona si conosce di più, che apprende dalle difficoltà della vita, se ogni volta ti fermi rimane come sei, non si impara mai.

Ti va di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “Un episodio che ricorderò sempre è stato durante il finale della maratona di Valencia, in Spagna, li causa vento e per la rottura dello schienale della carrozzina, dopo la mezza cioè dopo i 21,095 km, ho perso molto tempo, sono arrivato all’arrivo 20 minuti dopo il tempo massimo delle 6 ore. Pensavo di non trovare più nessuno, invece mi hanno aspettato e ho fatto il gli ultimi 300 metri del finale con dietro di me tutti gli organizzatori della maratona che mi incitavano…poi ho tagliato il traguardo con uno striscione sul quale c’era scritto: “EL ULTIMO ESFUERZO TIENE RECOMPENSA”, non ho mai avuto un accoglienza all’arrivo cosi…sembrava che fossi arrivato primo…con intervista e congratulazioni varie, INDIMENTICABILE!”

Mentre leggevo questo aneddoto mi veniva la pelle d’oca, Mauro trasmette davvero entusiasmo, vitalità attraverso la fatica immensa e infinita, attraverso la gioia di vivere e sopravvivere, di arrivare sempre in ogni modo, qualcosa di fantastico.

Quali sono le sensazioni che sperimenti facendo sport? “Le sensazioni sono di benessere, la mia base è proprio per stare meglio, sento meno dolori e mi fa sentirmi meglio, sia fisicamente che psicologicamente. Si è a contatto con molte persone, si condividono esperienze con persone che hanno la stessa passione…la corsa…io la pratico in modo diverso, ma alla fine il risultato è uguale. Si parte e si arriva.”

Lo sport, la corsa, sono medicine, e terapia, benessere fisico e mentale, benessere emotivo e relazionale, da far prescrivere a tutti uomini e donne, grandi e piccoli.

Quali sono le difficoltà, i rischi, a cosa devi fare attenzione nel tuo sport? “Le difficoltà per me sono sicuramente spingere la carrozzina con un braccio solo, specialmente su certi tipi di percorsi, o in salita, o con pendenze laterali, lì le ruote anteriori seguono la pendenza laterale, devo frenare uno e spingere l’altro per andare diritto. Se piove poi è ancora peggio perché in questo caso non riesco più a manovrare e spingere la carrozzina, si bagna il guanto e aderisco poco sui 2 volani spingi ruota, io ne ho 2 sul lato destro e per andare diritto devo sempre spingerli assieme e a volte freno uno e spingo l’altro…tutto con la stessa mano comunque, non è facile con il guanto asciutto, se bagnato in discese ripide è impossibile, devo andare pianissimo, oppure farmi tenere indietro da qualcuno. Attenzioni particolari nelle gare anche se sono assieme a podisti non ne ho, riesco a convivere con loro, mi muovo bene, anche perché io in media faccio dai 6/8 all’ora in pianura, in discesa anche di più ma non ho mai avuto nessun problema in nessuna gara. Altre attenzioni devo farle solo su di me, io non avendo sensibilità in varie zone del corpo devo “controllarmi” e molto spesso ricontrollarmi che non abbia niente che mi rechi compressioni o danno.”

In maratona c’è chi ha la crisi del muro del 35°km, Mauro ha altri problemi con la carrozzina non elettrica ma da spingere da solo con le sue proprie mani e da frenare nelle discese.

Quali sono le condizioni fisiche o ambientali che ti inducono a fare una prestazione non ottimale? “Fisiche porrebbero essere un eccessivo sforzo prolungato se trovassi un percorso in salita, sconnesso e per me difficile. Ambientali con vento e acqua, sicuramente se trovassi questi 2 assieme sarebbe molto dura, gli ho trovati ancora e so la fatica che ho fatto.”

Cosa ti fa continuare a fare sport? “Per prima cosa mi piace, poi è un benessere fisico e psicologico, sono a contatto con molte persone e posso anche essere di esempio, dare un input a tanti per credere o ricredere in loro stessi. Se sono riuscito io a fare tante “cose” nella mia condizione fisica, potrebbe farcela chiunque se si impegna. Volendo si possono fare tante cose che sembrerebbero impossibili, solo perché nessuno le ha mai fatte non significa che non si possano fare…io non ho avuto nessun modello da seguire, nessuno ha mai fatto maratone con un braccio solo…eppure io lo ho fatto…cominciamo a provare a ragionare con la nostra testa e metterci in gioco in discussione…e soprattutto proviamo a fare…se alla fine non si ottiene il risultato pazienza, si cambia, si fa qualcos’altro.”

Come hai superato crisi, sconfitte, infortuni? “La crisi nella fase dopo incidente, durata circa 9 anni, l’ho superata trovando L’INPUT per ricredere nella vita, vedendo persone che erano messe molto peggio di me fisicamente, ma psicologicamente messe meglio, mi riferisco a tetraplegici e varie malattie degenerative, loro erano felici, entusiasti, nonostante che tanti non si muovevano per niente. Questo si può notare dagli occhi, le persone felici hanno gli occhi lucidi, le persone tristi gli hanno spenti opachi, se guardo anch’io le mie foto fino al 2009 erano spenti. Vedendo loro ho cambiato anch’io la visione di quello che mi è successo da negativo in positivo, accettando quello che mi era successo come un’opportunità, un’occasione diversa di vivere la vita. E li veramente ho cominciato a vivere, accorgendomi di quante cose avrei potuto fare nella mia “nuova occasione” che mi è stata donata, il mondo cambia solamente se cambiamo noi e le nostre decisioni e convinzioni in questo sono determinanti. “Non importa come sia una persona fisicamente, dove viva, cosa faccia o dovrà fare, importa solo quello che vuole essere e come vuole stare”, se vuole stare bene starà bene, se vuole stare male starà male, la scelta è solo sua. Le nuove scelte e decisioni, mi hanno portato a delle fasi di cambiamento volute, il mio trasferimento da Ala dove vivevo prima dell’incidente a Riva, ho voluto anche avere altre fasi, sia nello SPORT, con più di 50 Maratone ed eventi sportivi, e dal 2016 sono anche ritornato a scuola, frequentando le scuole serali, se uno vuole può “fare”, basta che lo voglia, o almeno che ci provi. Tante volte non si apprezza e non si dà valore a quello che si ha, oppure se ne accorge solo quando non si ha più, “c’è chi ha tutto e non ha niente e c’è chi non ha niente e a tutto”. Le sconfitte, si vivono come qualchecosa di non riuscito, di un obiettivo non raggiunto, non sono un problema, anzi servono per migliorare e cambiare. Infortuni ne ho avuti molti, d'altronde io faccio cose estreme e basta che non mi accorga di un piccolo dettaglio per recarmi danno. Nel 2016 ho fatto 4 mesi di ospedale per 2 piaghe da decubito, causate da un cuscino bucato sul quale ci ero seduto sopra e dallo schienale, inclinato troppo. Ma ho passato anche questi incidenti…e non ci penso…se dovessi stare attento a tutto per tanti non dovrei nemmeno muovermi, dovrei usare solo la carrozzina elettrica e non fare nulla, come fanno tanti nella mia situazione di disabilità. Io sono l’unico al mondo “riconosciuto” iscritto alla FIDAL (normale) e CIP Paralimpico a fare gare su pista maratone, con una carrozzina normale monoguida, che spingo con un braccio solo, non ho mai avuto modelli simili a me per poterli “copiare” o prendere spunto. I nostri limiti sono nella nostra testa e tante volte sono fatti da altri.”

Bella testimonianza di una persona resiliente che ha sperimentato una crescita post traumatica, un esempio per tanti.

Quale può essere un messaggio per avvicinare persone allo sport e per sconsigliare l’uso del doping? “Il mio messaggio che voglio dare è che lo sport deve essere accessibile a tutti, o meglio a tutti quelli che possono farlo, per fare sport uno deve essere fisicamente apposto con un certificato medico che specifichi che può farlo. Una volta che uno è apposto deve essere lui a decidere come farlo e con quale mezzo, stando ai regolamenti naturalmente. Lo sport deve essere anche divertimento, capisco che la competizione e il “podio” è alla base dello sport. Senza competizione non esisterebbe nemmeno. Ma se non si hanno le caratteristiche e le potenzialità da podio è giusto praticarlo ugualmente, dando comunque il proprio massimo, come nel mio caso. Non bisogna per forza essere da podio, tanti si dopano per avere più risultati, ma non sono più loro! Purtroppo si rovinano, si prendono in giro da soli.”

Le istituzioni e gli organizzatori devono invogliare e agevolare le persone a fare sport devono mettere a disposizione dei cittadini strutture e mezzi per tutti.

I tuoi famigliari ed amici cosa dicono circa il tuo sport? “Ma i primi tempi essendo un unicità mi chiedevano perché lo facevo, non c’era nessuno che lo facesse, come sono tuttora l’unico, che fa maratone con una monoguida, che spinge con un braccio solo. Ora invece la domanda che mi fanno chiunque mi incontra è: “quando fai la prossima maratona”. Ormai sono abituati a vedermi come un maratoneta, per tanti io sono uno sportivo che fa maratone, ed è diventata anche la mia identità.”

Cosa hai scoperto di te stesso nel praticare attività fisica? “Ho scoperto dopo l’incidente, quando ho ricominciato a fare sport, potenzialità che non sapevo di avere. “

Riesci ad immaginare una vita senza lo sport? “Lo sport come lo vivo io ormai è una filosofia di vita, io per sport non mi riferisco solo alle gare e competizioni ufficiali, ma al movimento, più o meno intenso, che faccio io con la mia carrozzina su strade e ciclabili della mia zona. Se posso lo faccio tutti i giorni, minimo faccio 10 km ogni giorno, oppure il mio solito giro di 18/20 km, il giro “della busa” che sarebbe: Riva del Garda/Torbole/Arco e ritorno, tante volte lo faccio anche 2 volte e oltre, dipende da cosa voglio fare. Oppure aggiungo altri percorsi.”

Hai mai pensato di smettere di essere atleta? “Per il momento no, sono stato fermo per vari periodi, ma poi ho sempre ricominciato e penso che finché ce la farò andrò avanti.”

Ritieni utile la figura dello psicologo dello sport? Per quali aspetti e in quali fasi? “Ma la figura dello psicologo nello sport può essere utile in tanti casi, se l’atleta sta passando dei momenti negativi o di insicurezza e vuole una mano per ritornare un ATLETA. Oppure ha bisogno di più autostima, di credere di più in lui, nelle proprie capacità. In tutti i casi un bravo psicologo può sicuramente aiutare. Questo comunque è molto soggettivo e dipende da come è la persona e ogni caso è unico e va trattato singolarmente.”

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi? Quali sono i sogni realizzati e da realizzare? “I miei prossimi obiettivi sono naturalmente maratone, al 5 di agosto 2017 sarò alla maratona del lago d’Orta, poi a fine settembre se mi danno la conferma alla maratona di Varsavia, sto ancora aspettando una loro risposta. Poi farò a ottobre la nostra del lago la International Lake Garda Marathon, la mezza di Riva del Garda a novembre e poi penso basta per quest’anno. Sto valutando di rifare la patente e comperarmi un furgone che possa guidare direttamente in carrozzina. Se riuscirò a realizzare anche questo potrò fare più progetti e gare, avrò più autonomia e potrò spostarmi anche da solo, ora ho bisogno sempre di qualcuno che guidi e mi accompagni. Ne ho cose da fare, sto facendo anche le scuole serali: la 3^ geometri. Sogni ne ho realizzati tanti, tra i più belli ricordo la prima maratona che sono riuscito a fare, che è stata la International Lake Garda Marathon del 12 ottobre 2012. Poi un altro sogno è stata la maratona di Roma nel 2013, poi la maratona di New York nel 2014, e per finire riuscire a essere CAMPIONE ITALIANO di maratona in carrozzina nel 2017 nella categoria T51 del Paralimpico, con la mia carrozzina monoguida, non con una OLIMPICA…non avrei mai pensato di ottenere tutto questo all’indomani del mio incidente del 2000…pensavo che la mia vita fosse finita! Invece ho ottenuto più in questa mia condizione di vita che prima da normodotato. Obiettivi più avanti ne aggiungerò ancora, ma per il momento penso che ne ho anche troppi.”

Grandissimo, spero di incontrare Mauro in qualche gara e dargli una mano facendo un po’ di strada insieme e aiutandoci a vicenda, insieme è meglio, fidarsi e affidarsi, questo è lo sport sano.

C’è sempre un nuovo inizio, basta capire come e organizzarsi con nuove consapevolezze.

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