martedì 9 maggio 2017

Ciro Di Palma: Di gare ne ho corse tante e tra le più dure al mondo


Gli ultrarunner, persone squisite e collaborative, sempre pronti a darti una mano, a venirti incontro, ad aiutare altri a compiere imprese e giungere al traguardo, molti diventano pacer, decidono di mettersi a disposizione di altri per condurli al traguardo di una maratona in un tempo prefissato. Alcuni anni fa ho avuto l’opportunità felice di conoscere Ciro di Palma, pacer alla maratona di Terni, di seguito ci racconta la sua attività di ultrarunner rispondendo ad alcune domande di alcuni anni fa.
Ti puoi definire ultramaratoneta? “Certo, sono un ultramaratoneta, per due motivi: il primo è perché corro distanze oltre la classica maratona e il secondo è perché ho la mentalità da ultramaratoneta. GUARDO OLTRE!”
Guardare oltre è la caratteristica di tanti ultrurunner, oltre la curva, oltre la salute, oltre il muro, è da una parte la curiosità che li spinge ad andare oltre e dall’altra parte la sfida con se stessi, diventa una voglia considerata sconsiderata di mettersi in gioco per oltrepassare muri e barriere.
Cosa significa per te essere ultramaratoneta? “Ultramaratoneta per me significa andare avanti in modo lucido, con un obiettivo, passando attraverso sacrifici e difficoltà ma sempre però attraverso una pianificazione e con metodo.”
Ciro oltre a essere simpaticissimo e disponibilissimo, è uno che fa le cose fatte bene, ci si mette non solo impegno e determinazione ma anche criterio e quasi scientificità nelle sue imprese, sa che non si può scherzare nell’affrontare gare di un certo impegno fisico e mentale, lui che ne ha provate tante con diverse temperature e condizioni climatiche avverse, sa che bisogna organizzarsi, pianificare e programmare mete e obiettivi, darsi da fare per prepararsi per tali imprese ed essere sempre lucidi e consapevoli anche se a volte la lucidità viene offuscata da stanchezza, da sonno, da fame e sete.

Qual è stato il tuo percorso per diventare un ultramaratoneta? “E’ stata un’evoluzione mentale...E’ stato andare oltre.”
Si evolve, si cambia, si entra in stati mentali, si entra in un mondo privilegiato per pochi, si cresce, si matura per poter affrontare, gestire, superare momenti, periodi, gare di alto impatto fisico ed emotivo.
Cosa ti motiva ad essere ultramaratoneta? “Lo scoprire nuovi ed abbattere i miei limiti.”
Hai mai rischiato per infortuni o altri problemi di smettere di essere ultramaratoneta? “Se passi attraverso un percorso fatto con metodo e raziocinio, rispettando il tuo corpo riduci la possibilità d’infortunio. Fortunatamente per risponderti, dico: Mai.”
Cosa ti spinge a continuare ad essere ultramaratoneta? “La voglia anche di essere me stesso.”
Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare? “Te lo dirò quando ci vedremo in un’altra vita.”
Quali i meccanismi psicologici ritieni ti aiutano a partecipare a gare estreme? “Io m’innamoro della gara alla quale partecipo, quindi faccio di tutto per conquistarla.”
Quale è stata la tua gara più estrema o più difficile? “Di gare ne ho corse tante e tra le più dure al mondo: Spartathlon, Badwater, Ultrabalaton, Nove Colli Running, Brazil135. La gara estrema più dura? La prossima, il passato è passato ed è vivo nei ricordi in un cassetto del mio cuore.”
Ciro mostra di essere una persona di cuore, quello che fa non solo con corpo e testa ma anche con tanto cuore, è innamorato della corsa, dell’estremo, del limite, per lui si tratta di conquistare tutto ciò, con strategia ma anche con estrema accortezza e cautela.
Quale è una gara estrema che ritieni non poterci mai riuscire a portarla a termine? “Nessuna, se m’innamoro.”
C’è una gara estremi che non faresti mai? “Se scatta la scintilla: NESSUNA!”
Cosa ti spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici? “La voglia di mettermi alla prova.”
Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua partecipazione a gare estreme? “All’inizio mi davano del pazzo. Adesso sono i miei primi tifosi.”
Inizialmente familiari e amici temono questo tipo di gare considerate massacranti dai non atleti, poi piano piano ci si rende conto che gli atleti sono persone non ordinarie, un po’ bizzarre.
Che significa per te partecipare ad una gara estrema? “Significa: VIVERE.”
Ci si accorge che vivere significa sperimentare, mettersi in gioco, provare sensazioni intense e forti, la vita è il limite, partecipare e occupare spazio nel mondo, riconoscere proprie esigenze e bisogni è vita e limite allo stesso tempo, ognuno trova le sue dimensioni, tempi e spazi vitali.
Ti va di raccontare un aneddoto? “Aneddoti tanti. Allucinazioni in gara: scambiai un masso per un cane dopo trenta ore di corsa e rimasi ad aspettare fermo sotto un diluvio per 10 minuti aspettando che se ne andasse (Brazil135). Quando alla Nove Colli scambiai gli alberi per mostri che mi volevano mangiare.”
Allucinazioni e deliri visivi e uditivi sono esperienze di tanti ultrarunner e atleti di sport di endurance, un mondo bizzarro e affascinante.
Cosa hai scoperto del tuo carattere nel diventare ultramaratoneta? “Ho solo avuto conferme. Se voglio, posso fare tutto.”
Un po’ lo si è in partenza e un po’ lo si diventa autoefficaci, autoconsapevoli e resilienti, praticando, gestendo, superando gare di difficile interpretazione dal punto di vista fisico, mentale e ambientale.
Come è cambiata la tua vita famigliare, lavorativa? “Non è cambiata, l’ho gestita in modo diverso, l’ho ottimizzata.”
Usi farmaci, integratori? Per quale motivo? “Farmaci, no. Integratori: si. Il motivo è per le carenze che vengono a generarsi.”
Ai fini del certificato per attività agonistica, fai indagini più accurate? “Faccio esami del sangue più approfonditi.”
Hai un sogno nel cassetto? “Avevo un sogno: Correre il mondiale della 24 ore. Facevo parte del gruppo della nazionale, avevo i risultati per partecipare.”
Chi ha contribuito al tuo benessere nello sport o alla tua performance? “Senza il Mio staff, sarebbe stato molto più difficile raggiungere certi traguardi. Grazie a nome di tutti quanti noi. Sempre a disposizione per chi cerca di far conoscere certe cose agli altri.”
Importante parlare di sport dove si fatica, dove il motore vero è la passione, parlare di atleti, loro storie, aneddoti, motivazioni. Approfondendo il mondo degli ultrarunner, si scopre che è un mondo bizzarro, divertente, affascinante, un mondo per pochi privilegiati.
Interviste, racconti e testimonianze da parte di atleti di sport di endurance nel libro dal titolo "Ultramaratoneti e gare estreme", Prospettiva Editrice, Civitavecchia, Collana: Sport & Benessere.

3° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Sport - Atletica e sport da campo e da pista - Maratona e corsa campestre

Matteo SIMONE
380-4337230 - 21163@tiscali.it
www.psicologiadellosport.net/eventi.htm
http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html

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